MTO Shahmaghsoudi ®

Origine del Sufismo

Il Sufismo esiste sin dall’inizio della storia umana, in quanto in ogni tempo e luogo, Dio ha inviato Profeti per guidare l’umanità verso la conoscenza di “Lui”, e il Sufismo è la via dei Profeti. Il grande Maestro Bayazid Bastami (citato da al-Muqaddisi) ha dichiarato: “I suoi semi sono stati piantati al tempo di Adamo, sono germogliati sotto Noè e fioriti sotto Abramo. L’uva si formò ai tempi di Mosè e maturò nei tempi di Gesù. Ai tempi di Maometto diventò puro vino”.

trademark_mto

I registri storici lo fanno risalire al VII secolo, al tempo del Profeta Maometto (che la pace sia su di lui), quando fu fondato da Oveys Gharani. Il Sufismo è generalmente considerato come la dimensione mistica dell’Islam. Hujwiri, nel XI secolo ha presentato diversi punti di vista sull’origine della parola “Sufi”. Alcuni studiosi dicono che il Sufismo deriva dalla parola Ahl al-Suffa, la “gente della Panchina”, con riferimento alla piattaforma sulla quale il Santo Profeta Maometto e i fedeli erano abituati a sedersi mentre pregavano Dio. Altri dicono che venivano chiamati Sufi per la loro abitudine di indossare il suf (lana). L’abitudine di indossare la lana direttamente sulla pelle risale al primo maestro dei Sufi Islamici. Sebbene questa teoria circa la derivazione della parola abbia un fondamento nelle pratiche del Sufismo, le parole di Hazrat Mir Ghotbeddin Mohammad Angha (citato da Angha 12) chiariscono questo punto: “Nonostante ogni Sufi indossi la lana, non ogni persona che indossa la lana – suf – è un Sufi”. Altri hanno concluso che i Sufi erano chiamati così a causa del safa, o purezza, del loro cuore e la chiarezza della loro azione. Perciò, i praticanti di safa sono chiamati Sufi, che significa “puro di cuore”.

Il maestro Sufi Hazrat Salaheddin Ali Nader Angha (12-13), ci dice che sebbene questa allusione degli storici non sia incorretta, essa non è completa. Essi hanno presentato la forma esteriore del Sufismo, mentre il suo significato interiore era al di là della loro esperienza personale. Se esaminiamo da vicino le ultime tre ipotesi, noteremo che l’essere chiamato Sufi ha certi requisiti. Essere un compagno del Profeta certamente richiede un modo diverso di agire e comportarsi. Richiede la purezza del cuore, consapevolezza spirituale, e la sacralità dello scopo. In sintesi, la gente della Panchina, o i compagni del Santo Profeta, dovevano essere consapevoli del significato degli insegnamenti del Santo Profeta e dovevano essere intenti ad essere istruiti da lui, perché essi volevano conoscere Dio. Perciò, se indossare la lana era una delle condizioni, così hanno fatto. Indossare la lana era un semplice modo per ricordarsi di non arrendersi alle assimilazioni terrene. Lo scopo era raggiungere uno stato di purezza, attraverso il quale essi sarebbero stati in diretta relazione con Dio, uniti con Dio, annichiliti in Dio, esistiti in Dio, ed avrebbero attestato l’Unità di Dio – come il Santo Profeta aveva dichiarato, la-illaha-illallah. Raggiungere questo stato significa che niente altro che Dio è nel proprio cuore – safa.

 

Questo metodo di purificazione attraverso la sottomissione a Dio e l’annichilimento in Dio è stato definito ma’rifa, che significa conoscenza e cognizione. In questo contesto ciò si riferisce alla cognizione di se stessi e alla cognizione di Dio. Colui che insegna questo metodo di cognizione è conosciuto come un arif, o colui che ha raggiunto il più elevato stato di esistenza attraverso l’annichilimento e la permanenza in Dio. La saggezza esoterica di cognizione fu trasmessa dal Santo Profeta a suo cugino e genero Ali ibn Abu Talib, conosciuto come Amir al-Mo’menin (che la pace sia con Lui).

La santità del messaggio dell’Islam e la tradizione del Santo Profeta sono stati mantenuti intatti attraverso una ininterrotta catena di trasmissione dai grandi maestri di Maktab Tarighat Oveyssi Shahmaghsoudi®.

Riferimenti:

Hujwiri, Ali B. Uthman Al-Jullabi.  The Kashf Al-Mahjub .  Trans R.A. Nicholson.   London:  E.J.W.Gibb Memorial, 1911-1976.  Print.

Angha, Salaheddin Ali Nader.  Sufism.  Washington, DC:  M.T.O. Publications®, 1996.  Print.