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Poesie

Poesie riguardo a Hazrat Salaheddin Ali Nader Angha

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Studioso egiziano Seyed Mohammad Abul-Majd

 

Verso la fine degli anni ’50 un rispettato studioso egiziano, Seyed Mohammad Abul-Majd visitò il Professor Angha a Tehran. Commosso dalla presenza del giovane figlio (Hazrat Pir), scrisse:

 

O’ Angha, ci sono fiori nella tua dimora benedetta;

Tra di loro, c’è un ramo pulito, Nader.

Il lignaggio di suo padre risale alla famiglia del profeta;

Egli è il nucleo di una luce espansiva.

O’ Nader, a te, qui viene un portatore di notizie;

[che dice] che trovare qualcuno come te è davvero raro.

 

Hazrat Shah Maghsoud Sadegh Angha in Ghazaliat:

 

Il Professor Angha aveva talmente tanto amore, fiducia e rispetto per suo figlio che parlò di lui con sconfinata tenerezza nei suoi numerosi libri, inclusi: Serr-ol Hajar, Hamase-ye Hayat, Masnavi Shahed va Mashhood, Seyr-al Sa’er va Teyr al-Nader, Al-Rasa’el, e I Principi della Povertà e del Sufismo. Nel suo libro Ghazaliat, egli scrive:

 

E’ assoluta, devastante sottomissione dei cuori?

 

O è il dolce suscitare dell’anima, tentazione squisita?

 

O è il narciso, la fioritura stellata: la Gloria del giorno, o l’occhiata dell’amato alla sommità della notte?

 

Oppure è il ricco, abbondante raccolto:

 

I campi scorrevoli di gigli, o un letto di fiori? O, splendidamente manifesti

 

Gli attributi dell’Amato, o nessuno

 

Tranne il tramonto sereno?

 

O è l’elegante simmetria,  la statura maestosa della radice del cipresso attraverso la cresta?

 

È un barattolo di zucchero, oppure, in realtà, una bocca che porta

 

Dolci parole? Acqua della vita? Fila di denti, o stringa di perline dentro l’ostrica

 

Conchiglie lucenti; o meglio

 

i celebri gioielli di cui cantano le leggende?

 

Ogni notte, dalla profonda, penetrante, malinconica desolazione,

 

Dallo stato lamentoso e abbandonato del mio cuore, una sublimazione

 

Prende luogo, e il mio sangue

 

Fa il muschio dal mero fango;

 

E poi, nei miei occhi vi è un diluvio lacrimoso

 

O è l’oceano che si riversa?

 

È l’anima di Molana, a casa

 

Con le sue parole, le più incantevoli

 

Quando disse: è la cupola celeste

 

Di Nader – questo Nader Angha di cui parlo.

 

Rumi nel Divan-e Shams-e Tabrizi:

 

Nel verso citato sopra, nel menzionare “Molana”, il Professor Angha allude ad una poesia che Rumi scrisse riguardo a Hazrat Pir. Nella tradizione Sufi, i Maestri Sufi sono conosciuti per avere la espansione spirituale per vedere eventi futuri anche se essi possono essere molti secoli in avanti. Di seguito sono alcuni versi dalla poesia di Rumi riguardo a Hazrat Pir scritta nel suo Divan-e Shams-e Tabrizi (241):

 

La fragranza più squisita del giardino del paradiso e della primavera,

L’amore dell’amato, la creatività della creazione e il rinvigoritore dell’anima.

Questa fragranza di cui tutto il pianeta si è inebriato,

Emesso non dalla terra, ma dai cieli più alti.

Le stelle al di sopra domandano, “che cosa è questo sole brillante?”

Il pesce nel mare dice: “quale evento cataclismatico è questo?”

Questo sole lucente ha illuminato tutte le facce come astri radianti,

L’invidia della lucida luna è questa luce brillante del sole.

Il suo volto incantevole fu atteso a lungo a partire dal tempo di Giuseppe*,

Quale grandezza! Quale bontà! Gli angeli sono in soggezione!

Quale guida divina è questa? Portatore di vino dalla fonte della Vita è lui,

Il vertice misterioso del Monte e il più prezioso, e Nader Angha è lui.

Infiammati in cerca di lui sono sia l’Oriente che l’Occidente,

Questa luce di visione è la luce dell’anima di Molana.

Cosa ti nasconde? Dì la verità, non nascondere l’evidente,

La forza di Dio e il nostro re, il suo guerriero è lui.

La pace di entrambe le sfere, protettore di entrambi i mondi è lui,

Portatore di guai, custode dei domani è lui.

Questo mondo infiammato ormai si gira, vorticando in soggezione,

Dio! Quale amore è questo? Quale grazia è questa?

Che canzone è questa che chiama tutti i cuori?

Io vi dico allora, il gioiello del mare di Dio è lui.

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Riferimenti:

Rumi, Molana Jalaleddin Balkhi. Divan-e Shams-e Tabriz.  Tehran: Javidan         Publications,   1981.  Print.

*ci si riferisce a Giuseppe, il figlio favorito di Giacobbe che fu gettato in un pozzo dai suoi fratelli invidiosi e poi venduto come schiavo degli Egiziani. Conosciuto per la sua bellezza ineguagliata, è diventato il simbolo della bellezza nella letteratura Sufi.